Con questo nuovo articolo vogliamo iniziare ad introdurre in generale l’importante questione della Valle Stretta come sito ad alta tutela ambientale, riconosciuto definitivamente nel 2010 dall’Unione Europea ed iscritto alla Rete Natura 2000. Cerciamo di capire quindi cosa sia la Rete Natura 2000 e quale la situazione di questo sistema sul territorio francese.

Cardo blu (chardon bleu in francese), specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta
Cardo blu (chardon bleu in francese), specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta

Che cos’è Rete Natura 2000

Natura 2000 è una rete di siti di interesse comunitario (SIC), e di zone di protezione speciale (ZPS) creata dall’Unione europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri dell’Unione europea. I siti appartenenti alla Rete Natura 2000 sono considerati di grande valore in quanto habitat naturali, in virtù di eccezionali esemplari di fauna e flora ospitati. Le zone protette sono istituite nel quadro della cosiddetta “Direttiva Habitat“, che comprende anche le zone designate nell’ambito della cosiddetta “Direttiva Uccelli“. La costituzione della rete ha l’obiettivo di preservare le specie e gli habitat per i quali i siti sono stati identificati, tenendo in considerazione le esigenze economiche, sociali e culturali regionali in una logica di sviluppo sostenibile. Mira a garantire la sopravvivenza a lungo termine di queste specie e habitat e a svolgere un ruolo chiave nella protezione della biodiversità nel territorio dell’Unione europea.

Due tipi di zone protette

La politica europea di costruzione della rete si appoggia sull’applicazione della direttiva 79/409/CEE del 1979 riguardante la conservazione degli uccelli selvatici e della direttiva Habitat (1992). Con queste due direttive gli Stati membri dispongono di un quadro comune d’intervento a favore della conservazione delle specie e degli habitat naturali. Esistono due tipi di siti nella rete Natura 2000: le zone di protezione speciale (ZPS) e le zone speciali di conservazione (ZSC). I siti sono normalmente scelti dai singoli Stati membri ma la Commissione può essere all’origine di una procedura di consultazione bilaterale se constata che un sito importante non è stato inserito nella rete Natura 2000 (articolo 5.1 della direttiva Habitat).

Scarpetta di Venere (Sabot du Venus in francese), specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta
Scarpetta di Venere (Sabot du Venus in francese), specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta

La gestione dei siti

La Direttiva habitat non imponeva un metodo in particolare per scegliere un sito o per gestirlo. Ogni Stato membro era libero di utilizzare il metodo che preferiva. Così, la regolamentazione varia da uno Stato all’altro:

  • strategie di acquisto di terreni (Danimarca, Paesi Bassi)
  • piani di gestione che rendono obbligatori dei lavori di restauro (Belgio in Vallonia)
  • piani di gestione che regolamentano il traffico durante certi periodi dell’anno (Belgio nella regione fiamminga)
  • gestione che necessita l’utilizzo di permessi per la realizzazione di alcune attività (Finlandia).

È interessante notare che la maggior parte dei paesi cercano di utilizzare le misure agro-ambientali per le attività agricole nel perimetro dei siti Natura 2000, completate in alcuni paesi da un approccio contrattuale. Solo la Francia ed il Regno Unito hanno sviluppato un approccio esclusivamente contrattuale per la totalità delle attività presenti nei perimetri. La gestione può essere centralizzata, come ad esempio in alcuni paesi dell’Europa del nord, o decentrata, come in Francia o nel Regno Unito, dove la gestione è affidata a delle agenzie regionali per l’ambiente, o dei comuni (è il caso della Svezia). La Grecia ha adottato una strategia particolare creando delle entità private ma controllate dallo Stato per gestire i suoi siti.

Juniperus sabina, specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta
Juniperus sabina, specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta

In Francia: COPIL e DOCOB

Dopo un periodo di gelo della procedura di designazione dei siti, una riflessione nazionale ha permesso di determinare il metodo da mettere in opera in Francia. Ogni sito Natura 2000 è gestito da un amministratore designato quando il sito è creato. Può trattarsi soltanto di un ente territoriale o di un gruppo di enti territoriali interessato dal sito. Se nessuna comunità si prende carico del sito, è normalmente il préfet che lo fa, ma fino ad oggi questo caso non si è mai verificato. Un comitato di controllo (“COPIL”), equivalente del comitato consultivo di una riserva naturale, è incaricato di vegliare sulla buona applicazione ed il buon svolgimento della gestione del sito. È composto da tutti gli attori presenti nel sito: associazioni, agricoltori, comunità, poteri pubblici, cacciatori, pescatori, ecc. L’amministratore nomina in seguito un operatore tecnico, persona fisica responsabile dell’animazione del comitato di controllo, e della redazione di un documento molto importante per il sito: il documento di obiettivi (di solito chiamato DOCOB). Questo documento elabora inizialmente un diagnostico naturale e socioeconomico della zone, prima di stabilire gli obiettivi di gestione della riserva, per la conservazione del patrimonio naturale, l’informazione e la sensibilizzazione del pubblico, il lavoro realizzato in collaborazione con gli attori locali (in breve, è un elenco degli obiettivi di gestione ed un calendario dei mezzi attuati per riuscire a raggiungere questi obiettivi). L’operatore tecnico è aiutato nella redazione del DOCOB mediante la consultazione dei libri di habitat, lavori di sintesi raccogliendo le conoscenze scientifiche sugli habitat e le specie designati dalla direttiva Habitat-Fauna-Flora, i metodi di gestione conservativa e lo status di conservazione di questi habitat e specie. Il DOCOB comporta anche l’elenco dei contratti tipo Natura 2000 che possono essere applicati nel sito. Il documento di obiettivi di un sito è messo a disposizione del pubblico in tutti i municipi situati sul territorio del sito. La carta Natura 2000 appare anche nella DOCOB. Per tutti i progetti di importanza che non sono previsti inizialmente dal DOCOB, è prevista dalla direttiva Habitat una procedura di valutazione dell’impatto nel sito (che si tratti di una ZSC o di una ZPS). Se risulta che il progetto possa avere un impatto sufficientemente importante, è annullato, salvo deroghe eccezionali per ragioni imperative d’interesse pubblico (salute e sicurezza pubbliche, vantaggio economico e sociale vitale, o vantaggio ambientale indiretto).

Pino mugo, specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta
Pino mugo, specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta

I contratti Natura 2000

Per la gestione dei siti Natura 2000, l’approccio francese della Direttiva Habitat raccomanda il ricorso alla contrattualizzazione piuttosto che alla regolamentazione o la repressione. Prevede così la possibilità per gli operatori tecnici di organizzare contratti Natura 2000 con i vari attori (agricoltori, proprietari, cacciatori, silvicoltori, associazioni, ecc.) dei siti. Questi contratti sono l’equivalente dei contratti d’agricoltura sostenibile ma adattati ai siti Natura 2000. Anche definito per cinque anni, un contratto Natura 2000 indica:

  • l’elenco “delle buone pratiche agroambientali” che il contraente si impegna ad applicare, ma non dando luogo a contropartita finanziaria
  • la descrizione degli impegni che possono aprire diritto ad una contropartita finanziaria

La retribuzione del contraente, garantita dallo Stato e l’Unione europea, è garantita dalla CNASEA (Centro Nazionale per la Sistemazione delle Strutture delle Aziende Agricole).

Ad esempio:

  • falciatura di mantenimento con esportazione della materia organica tagliata;
  • controllo della proliferazione dei giunchi
  • pascolo estensivo ovino/bovino
  • mantenimento o creazione di stagni
  • puliture di canali
  • mantenimento o creazione di siepi
Euplagia quadripunctaria (in francese Ecaille chinée), specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta
Euplagia quadripunctaria (in francese Ecaille chinée), specie protetta nel Natura 2000 Clarée/Valle Stretta

Le carte Natura 2000

Le carte Natura 2000 sono un nuovo strumento contrattuale messo gradualmente in opera dal governo francese dal 2005. Specifica per ogni sito, e descritta nel documento di obiettivi, la carta Natura 2000 può essere considerata come un contratto Natura 2000 semplificato: descrive le buone pratiche agro-ambientali che i proprietari di terreno situati in un sito Natura 2000 possono sottoscrivere, senza forzarle eccessivamente. Quest’impegno permette tuttavia di essere esonerato dalla tassa fondiaria sui terreni non costruiti. Il firmatario della carta può impegnarsi su cinque o dieci anni, indipendentemente o oltre ad un contratto Natura 2000. Una circolare interministeriale del 30 aprile 2007 precisa il contenuto della carta Natura 2000, le modalità della sua elaborazione nel quadro della DOCOB e la procedura d’adesione alla carta.[13]

Il caso francese

La rete dei siti Natura 2000 francesi è stata particolarmente lunga a realizzarsi, spesso a causa delle polemiche e della cattiva accoglienza riservata a ciò che è stato percepito come una confisca delle terre (vedere il capitolo “la polemica attorno a Natura 2000”). Quindi la Corte di giustizia delle Comunità europee ha sanzionato la Francia in tre riprese, nonostante proiezioni significative, per il ritardo preso nella costituzione della rete Natura 2000:

  • una prima volta il 6 aprile 2000, per il ritardo avuto dalla Francia nella trasposizione in diritto nazionale delle due direttive Habitat ed uccelli
  • l’11 settembre 2001, per insufficienza di proposte di zone speciali di conservazione (ZSC)
  • il 26 novembre 2002, per insufficienza di designazione di zone di protezione speciale (ZPS), in particolare per non aver classificato una superficie sufficiente della pianura dei Mori (dipartimento del Var) in ZPS.

Dopo queste due condanne, le relazioni tra la Francia e la Commissione europea sono diventate più difficili ancora quando quest’ultima ha inviato nel 2004 allo Stato francese un’intimazione, poi un avviso motivato che gli richiede di completare rapidamente la sua rete di siti. Quest’avviso era accompagnato da minacce di sanzioni, in particolare di sospensione dei fondi strutturali europei per le regioni che non si fossero adeguate alla direttiva Habitat. Per rispettare i suoi impegni ed evitare questa condanna, la Francia ha trasmesso nel 2006 alla Commissione europea più di 400 cartelle, organizzando un aumento della superficie della rete di 14% ai sensi della direttiva Habitat-Fauna-Flora e di 167% ai sensi della direttiva Uccelli. Questo sforzo considerevole ha permesso alla Francia di presentare, il 30 aprile 2006, una rete più coerente nei confronti delle sfide di salvaguardia della biodiversità del suo territorio. Nel settembre 2007, la rete francese Natura 2000 contava 1705 siti che coprivano 6,8 milioni di ettari (eccettuati gli ambienti marini), cioè il 12,4% del territorio metropolitano terrestre, che comprendono:

  • 1.334 siti di interesse comunitari (SIC) proposti, cioè 4,6 milioni di ettari
  • 371 zone di protezione speciale (ZPS) che rappresentano 4,3 milioni di ettari

L’elenco dei siti francesi è stato convalidato dalla Commissione europea il 21 marzo 2007, che ha classificato definitivamente gli ultimi due contenziosi per insufficienza di designazione di siti Natura 2000 in Francia. Ai sensi dell’articolo 17 della direttiva Habitat, che impone una valutazione regolare dello stato di conservazione delle habitat e specie per ogni settore biogeografico, una prima valutazione provvisoria della rete di siti francesi è stata effettuata per il periodo 1995-2006, da diversi esperti raccolti dal Ministero dell’Ambiente francese (MEDAD) e dal Museo nazionale di storia naturale (MNHN). Questi primi dati presentati nell’ottobre 2007 hanno riguardato 132 habitat naturali e 290 specie. Una sintesi grezza di questo lavoro pubblicata dall’associazione France Nature Environnement (FNE) mostravano che anche nelle zone Natura 2000, un grande numero di habitat e di specie è in un cattivo stato di conservazione: il 53% degli habitat iscritti ai sensi di Natura 2000 sono in stato di conservazione “sfavorevole o cattivo”, come il 43% delle 199 specie di fauna seguite ed il 43% delle 91 specie floristiche patrimoniali seguite. Un’analisi più dettagliata di questa valutazione deve tuttavia essere fatta, tutti i gruppi di specie non sono in cattivo stato di conservazione (i Mammiferi sono giudicati in buon stato di conservazione, al contrario degli Anfibi ad esempio), sfumature devono anche essere portate secondo il settore biogeografico considerato. Si ricorderà anche che gli habitat e specie iscritti ai sensi di Natura 2000 non rappresentano tutta la biodiversità, ma solo le specie rare del territorio europeo in generale, perciò non riflette la situazione particolare di ogni Stato membro dell’Unione.

Dracocephalum Austricum, altra specie protetta In Val Clarée/Valle Stretta
Dracocephalum Austricum, altra specie protetta In Val Clarée/Valle Stretta                                                                    (solo nella flora sono 56 le specie prioritarie protette)

Finanziamento di Natura 2000

Il testo della direttiva Habitat prevede che il finanziamento e l’applicazione delle misure di protezione e gestione dei siti possa imporre delle spese troppo importanti per alcuni stati (a causa della ripartizione non omogenea dei siti tra i vari stati dell’Unione europea). In questi casi, un cofinanziamento può essere previsto fra gli Stati e l’Unione.

 

 

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