“Ricordiamoci che, come per qualsiasi altro territorio naturale, noi della Valle Stretta siamo solo temporanei custodi per le generazioni future…”

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Dalla cima del Thabor la spettacolare parte alta della Valle Stretta e la vista verso il Delfinato

Sulla Valle Stretta riceviamo questo articolo di Franco Trivero. Franco abita a Beaulard e collabora con il nostro giornale da qualche tempo…

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Leggendo gli articoli e guardando le foto che documentano il degrado e l’eccessivo sfruttamento della Valle Stretta nei mesi estivi, mi vengono in mente le parole scritte da Carlo Moriondo: “Adoro la Valle stretta fin da quando ci andavo da ragazzo sugli sci con le tele per la salita (troppo care erano le pelli di foca, per noi studenti…). Valle stretta, un mondo magico, vario, sempre nuovo…..

Una Valle incantata, accarezzata dal fiume e incorniciata tra le montagne che durante i mesi estivi è presa d’assalto dall’incuria di automobilisti e campeggiatori abusivi. Mentre i divieti servono solo a ricordarci il principio che un divieto non è più tale se così fan tutti.

La domanda che sorge spontanea è, quando tutto questo ha avuto inizio?
Perché non abbiamo fatto nulla per evitarlo, è questo il turismo di montagna?

Nei miei ricordi di adolescente, nei mesi estivi con i Salesiani in Valle d’Aosta, la passeggiata in montagna rappresentava la conquista di qualcosa, di un rifugio, di un lago, di un paesaggio mozzafiato, delle stelle e della luna nelle notti magiche. Ricordo ancora oggi la fatica, il pensiero ricorrente, ma quando si arriva? Anno dopo anno, impari a spostare la sofferenza. Quello che un anno è sofferenza, l’anno dopo è solo fatica. Hai maturato fisicamente ma soprattutto psicologicamente la capacità di accettare il disagio.

Nulla può giustificare, questa carovana di automobilisti, nemmeno la necessità di evadere da una routine sempre più monotona, o il desiderio di libertà e di spazio.

Dalla consapevolezza di un problema nasce la necessità di adottare le soluzioni e gli interventi più idonei da parte degli Amministratori, che hanno il dovere di intervenire per far cessare questo scempio di una porzione di territorio che subisce il degrado dell’invasione estiva.

"Ordinaria" situazione di parcheggio nei prati della Valle Stretta, durante un weekend estivo
“Ordinaria” situazione di parcheggio nei prati della Valle Stretta, durante un weekend estivo

Bisogna insegnare alle persone ad avvicinarsi e riscoprire il piacere di una passeggiata o di una escursione in montagna. Questo dovrebbe essere il senso dello “scoprire la montagna, i panorami i suoi sentieri per accedere ai rifugi “.

Passeggiare in montagna, non rappresenta solo una forma di esercizio fisico, rappresenta uno stile di vita. Si è naturalmente portati a dialogare con chi si incontra, a salutare ed aiutare il prossimo in difficoltà, viceversa quello che ci aspetta è solamente una solitudine elettronica.

Il rischio indotto dal mondo virtuale è quello di vivere una vita dove gli eventi reali sono sempre più snaturati e agevolati dalle più facili e comode “scorciatoie tecnologiche“. Tutto ciò però, toglie autenticità e piacere alla soddisfazione della conquista, rendendoci di fatto più deboli e vulnerabili.

Mi piace ricordare le parole di Pietro Trabucchi nel libro –Tecniche di resistenza interiore
Prima ancora che economica, la crisi da cui tutti ci sentiamo attraversati si sta rilevando essenzialmente interiore. Assistiamo infatti a un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui. Il dominio incontrastato della tecnologia, ci sta trasformando in persone disattente, distratte, dissociate. Sono tanti i fattori educativi e culturali legati allo stile di vita che determinano un simile scenario, ma non tutto è perduto“.
Trabucchi sostiene che possiamo ancora farcela, se non staremo fermi ad aspettare……, “se ciascuno di noi comincerà a lavorare per primo sulle proprie risorse interiori“.

Le motivazioni e le considerazioni che ho qui esposto nascono dalla consapevolezza che è necessario anzi doveroso e responsabile intervenire per far cessare lo scempio estivo che subisce la Valle Stretta e richiamare il turismo ad una vera consapevolezza della natura e della montagna.

Solo con una regolamentazione  di accesso alla Valle  si possono ripristinare questi valori e tutelare la salvaguardia di un territorio di cui, ricordiamoci, noi siamo solo temporanei custodi per le generazioni future.

Franco Trivero

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