Ciò che è distrutto è distrutto. Eppure gli ecosistemi, in montagna e altrove, continuano ad essere danneggiati con giustificazioni legate allo sviluppo economico. Da qui negli anni è emersa l’idea di “compensare” la distruzione che si commette. E’ una buona idea?

 

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Dopo averli distrutti, possiamo ricreare ambienti naturali che si sono sviluppati nel corso dei millenni?

Cosa c’è in comune tra Combe Madame nel massiccio di Belledonne (Isere) e Cossure nella pianura della Crau (Bouches-du-Rhône)? Non molto, tranne che entrambi i siti sono esperimenti di sistema “compensato da chi in precedenza ha distrutto”.

Ciò significa, in breve, che sono appezzamenti di territorio “tutelati” da coloro che hanno distrutto da qualche parte un pezzo di natura, poi costretti a “compensare” i danni, come previsto dalla nuova legge sulla biodiversità, approvata dal Parlamento francese il 21 Luglio 2016. La legge poggia su un presunto principio di equivalenza ecologica: compensare più vicino possibile all’impatto in termini geografici ma non in proporzione ai danni arrecati.

L’obiettivo dichiarato della nuova legge sulle compensazioni è quello di superare le carenze del sistema attuale, che in sostanza consente a chi causa il danno di sfuggire agli obblighi di “riparazione”, nonostante che la legge del 1976 sulla protezione della natura prevedesse già “misure per eliminare, ridurre e se possibile compensare eventuali effetti negativi per l’ambiente”.

La montagna fa già vedere numerosi esempi di compensazioni discutibili, ridicole, arrivate in ritardo o semplicemente non rispettate. Per questo motivo, molti degli attori impegnati nella protezione ambientale, pur con diffidenza, vedono comunque benefici nel sistema delle nuove compensazioni. Come il fatto che la “riparazione” deve essere fatta a monte del danno alla biodiversità: ad esempio, la ricreazione in un luogo di habitat specifici prima della loro distruzione altrove.

Ma molti temono che le compensazioni così concepite diano una copertura ad una serie di interventi comunque dannosi, facendoli percepire come accettabili, perché compensati da un punto di vista ambientale. La loro efficacia diventa allora discutibile. L’Associazione Nacicca (Natura e cittadinanza nel Crau, Camargue e Alpilles) vede in questo provvedimento “un alibi facile e generalizzato fornito da misure volte invece a prevenire e ridurre il degrado ambientale”. Nella Belledone, Mountain Wilderness ha rifiutato di aderire alla sperimentazione di Combe Madame, dopo aver considerato “che mettere a disposizione misure di compensazione diventa in pratica una convalida all’installazione di nuove infrastrutture nel massiccio francese”.

Le compensazioni istituite dalla legge sulla biodiversità offrono garanzie sufficienti per evitare che diventino un permesso di distruggere la natura? E’ accettabile l’idea di catalogare la natura in una sorta di titoli finanziari all’interno di un mercato della biodiversità? Ogni ecosistema è risarcibile? Che cosa pensano gli esperti e i promotori della legge sulle compensazioni? Esistono esempi sostenibili di compensazione in montagna?

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La Combe Madame nel massiccio di Belledonne servirà come “merce di scambio” per giustificare nuovi interventi di costruzione in queste montagne? (Foto: Leila Shahshahani)

Montagnard – fonte Montagnes Magazine, Francia – Agosto 2016

 

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