VALLO DEL MELEZET – Intervista a Guido Grisa

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GUIDO GRISA
Ha ricoperto in questi anni la carica di Assessore allo sport, 
lavori pubblici e gestione del territorio
“Sull’intervento per la frana del Melezet siamo andati sempre indietro, vi spiego perché”

Come descrivi la successione di avvenimenti che ha determinato il problema del vallo per la frana del Melezet?
Il primo step è stato quello dove la Regione, ancora tempo fa, ha messo a disposizione dei soldi (1.140.000 euro) per realizzare il vallo di contenimento.
Questo denaro è ancora disponibile. In realtà nei passaggi successivi ci si è un po’ persi. La Regione giustamente fissa dei paletti, nel nostro caso aveva richiesto che entro il 2014 si facesse l’intervento.
Noi in realtà non l’abbiamo nemmeno iniziato. A quel punto richieste di proroga una dietro l’altra da parte del Comune. Allo stato attuale la garanzia di questo fondo è fino al 2019.
Poi sono emersi i discorsi legati a Sitaf. Loro con la seconda canna avrebbero dovuto mettere in atto due diversi processi. Il primo si riferisce alle opere di compensazione, che devono essere vagliate dal Ministero e realizzate con soldi della Sitaf. Il secondo invece riguarda le opere cosiddette “complementari”. Nessuno ha mai spiegato bene cosa sono le opere complementari. Credo che pochi ne abbiano sentito parlare. Si tratta di interventi che la Sitaf doveva eseguire con lo smarino della seconda canna del Frejus, quali accordi fra la società autostradale e il territorio. Perché avevano necessità di eseguire queste opere utilizzando proprio lo smarino? Perchè se fosse andato, come sembrava in un primo momento, nelle località di Torrazza e Montanaro, Sitaf avrebbe dovuto pagare a quei Comuni 4 € al metro cubo e avrebbe dovuto sostenere le spese e le problematiche relative al trasporto. Quindi Bardonecchia, in questo caso Melezet, erano una sistemazione comoda ed economicamente vantaggiosa…

Da chi sono state concordate queste opere, dalla vostra amministrazione?
Certo da noi. Anche se forse se ne era già parlato con l’amministrazione precedente perché la frana è del 2010. Verosimilmente c’era già stato un anno di trattative prima che arrivasse nel 2011 la nuova amministrazione con sindaco Borgis.
Quali erano le opere complementari?
Erano principalmente tre. Fra queste una a mio avviso era un’ottima idea. Si trattava di riempire il forte cambio di pendenza in corrispondenza dei tornanti della strada che sale a Rochemolles, risolvendo il problema della viabilità in quel punto. Lo scavo completo del traforo avrebbe fatto uscire in totale circa 650.000 metri cubi di smarino. Per quest’opera della strada di Rochemolles ne erano richiesti più di 200.000. Un’altra fetta importante (190.000 metri cubi) era destinata al vallo del Melezet. La terza opera era il completamento dell’ingresso del tunnel (circa 50.000 metri cubi). Oltre a questi tre interventi, decisi e definiti, si era parlato a livello di studio preliminare della variante di Millaures. Restava comunque un’ipotesi e lo è ancora oggi, dato che in ogni caso non si saprebbe come andarla a realizzare. Stiamo infatti parlando di una zona geologicamente instabile. Dunque questa porzione dei lavori non si è potuta mettere nero su bianco. Mentre invece le altre tre opere, di cui ho detto prima, sono state ampiamente concordate per iscritto nelle prime convenzioni. Io personalmente sono stato in varie riunioni fra Comune e Sitaf, formalmente verbalizzate, dove se ne è parlato diffusamente come impegni chiari e definiti da parte di Sitaf. Circa il passante di Millaures, in ipotesi minore Sitaf aveva comunque promesso di occuparsi della progettazione. Il sindaco oggi, se si assumesse la forza di contrattazione che deve avere, dovrebbe richiedere che si mantenga l’impegno da parte loro, perché senza un’ipotesi di progetto diventa difficile capire che tipo di intervento si possa fare e la criticità della circolazione di Millaures non si risolverebbe.
Perché sottolinei la forza di contrattazione che il sindaco deve avere?
Perché in questo contesto si è obbligati a combattere. Non basta chiedere “per favore”, la risposta sarebbe quasi certamente l’indifferenza.
Tornando agli interventi strada Rochemolles e vallo del Melezet?
Per Rochemolles ho visto personalmente il progetto preliminare della società tecnica Musinet a cui si appoggia Sitaf, sembrava fattibile. Poi improvvisamente Sitaf ha tagliato quest’opera. Una chiamata in Comune nella quale si dice che non c’era più abbastanza smarino e quindi si poteva fare solo uno dei due interventi. Scegliete, ci dissero. Noi ovviamente, messi di nuovo di fronte al fatto compiuto, abbiamo dovuto per ragioni di estrema urgenza scegliere il vallo del Melezet.
Come mai lo smarino era improvvisamente diminuito?
Perché dopo che i lavori di perforazione del secondo tunnel sono stati affidati alla parte francese il Comune di Bardonecchia non si è mosso in tempo per ottenere le necessarie autorizzazioni. Mi riferisco alla richiesta dei terreni per fare i depositi temporanei di fronte alle rampe di Rochemolles. Il fatto che ora al Melezet siano arrivati soltanto 50.000 metri cubi è legato a calcoli un’altra volta di convenienza da parte di Sitaf. Hanno cioè iniziato a capire la complessità dell’opera, i suoi costi, i costi di trasporto da Modane a Melezet. A parole il costo stimato, sempre da Sitaf, per il solo vallo sarebbe superiore ai 5.000.000 di euro. La mia ipotesi è che Sitaf abbia valutato più conveniente lasciare lo smarino in Francia al Comune di Modane piuttosto che sollecitare Bardonecchia ad attivarsi per non perdere l’occasione.
I costi dello smarino lasciato infine a Modane sono stati sostenuti da Sitaf o da qualche ente dello Stato italiano?
Lì c’è una società internazionale. Quindi resta da capire. Il governo italiano ha semplicemente detto che lo smarino depositato su territorio italiano avrebbe dovuto essere pagato da Sitaf al Comune di Bardonecchia 4 € metro cubo. Se invece fossero state realizzate opere per il territorio i 4 € non dovevano essere versati. Nel caso in cui, come alla fine è stato, lo smarino viene lasciato su territorio francese, pur essendo estratto entro il confine italiano, viene pagato un costo di deposito perenne alla parte francese che se lo prende (uguale, meno al metro cubo dei 4 € in Italia?). In definitiva, ribadisco, Sitaf si è mossa anche in questo caso, almeno pare, con logica di mera convenienza economica. Non avrebbero pagato i 4 € a nessuno, non si sarebbero assunti i costi della costruzione del vallo, non avrebbero avuto i costi di trasporto… meglio di così! Alcuni milioni di euro in meno?
Ma qualcuno di Sitaf vi ha messo in guardia sulla situazione che andava profilandosi?
No, hanno semplicemente detto che lo smarino non c’era più.
Dunque stai dicendo che Sitaf si pone con poca responsabilità verso il territorio?
A loro interessano le proprie logiche di utile. Quello è sempre stato molto chiaro. Non voglio demonizzarli per questo. Ma è chiaro che dalla parte pubblica, cioè dal Comune di Bardonecchia, ci vuole qualcuno di forte che li stimoli a prendersi le responsabilità di ciò che fanno rispetto al territorio. Diventerebbero a quel punto sensibili verso le esigenze e cercherebbero di andare d’accordo col paese.
A tuo avviso non sarebbe meglio anche per Sitaf avere dall’altra parte un interlocutore “meno passivo” col quale dialogare e organizzare in modo più proficuo i loro progetti economici tutelando al tempo stesso il territorio?
Certamente se il sindaco potesse dimostrare con fatti concreti alla popolazione che c’è una posizione equilibrata da parte di Sitaf, la società autostradale acquisterebbe credibilità. Aggiungo di nuovo però che il nostro comportamento è stato troppo passivo e di fiducia.
Ti riferisci solo all’amministrazione Borgis o anche a quella precedente?
Avato credo che per il Melezet abbia potuto fare ben poco perché il mandato gli è scaduto nel giro di un anno. Mi riferisco chiaramente a Borgis, il sindaco, lui per primo avrebbe dovuto con autorevolezza fissare dei paletti e pretendere il rispetto per lo meno degli impegni presi. Sono andato ad un paio di riunioni fra il Comune e Sitaf dove c’era l’amministratore delegato della società autostradale. Come assessore ai lavori pubblici ho provato a dire delle cose, ma mi hanno guardato come si domandassero cosa volessi… Come se la cosa in seguito si sarebbe comunque risolta come si aspettavano.
Cioè?
La volta che ci hanno convocati per dirci ufficialmente che non c’era più smarino sufficiente per Rochemolles e Melezet io chiesi, in presenza della dirigenza Sitaf e dell’Ingegner Berti, quale sarebbe stata a quel punto la compensazione per il minor apporto, perché loro risparmiavano dei milioni. Mi hanno di nuovo guardato e nessuno mi ha risposto. Hanno girato intorno al problema per un po’, ma alla fine niente. Che idea ci possiamo fare di questi atteggiamenti?
Cosa poteva fare il Comune a quel punto?
Continuare a richiedere con fermezza un accordo più equilibrato, dire semplicemente che se ci veniva tolta una compensazione importante, Sitaf doveva mettere sul piatto qualcos’altro. Rochemolles non era strategica ma Melezet si. E a lungo andare poi dove siamo arrivati? Che si rischia di compromettere anche la realizzazione del vallo… E andiamo avanti così.
Il sindaco fa spesso il ragionamento che è pagato dal Ministero della Pubblica Istruzione, e che quindi non teme e non deve niente a nessuno, ma non è sufficiente. C’è un problema evidente di forza nel modo di porsi davanti ad interlocutori “importanti”. Simile la situazione anche nel rapporto con Colomion e con Assomont…
Cosa hai da dire sulle vicende giudiziarie più recenti riguardanti la Struttura tecnica di Missione che pare abbia bloccato l’iter approvativo del progetto Melezet?
Questa è una storia del tutto imprevista purtroppo. Borgis si reca a Roma a parlare con Incalza per farsi approvare definitivamente l’opera del vallo del Melezet. Il giorno dopo Incalza viene arrestato… Ora pare sia stato scagionato. Dunque saltò tutto di nuovo. Sempre tutto che salta per aria, quasi ci fosse una maledizione…
Questa vicenda quanto è stata determinante?

Lo è stata nella misura in cui altre complicazioni tecnico burocratiche sono intervenute. Ad esempio quelle legate alla Valutazione di Impatto Ambientale. La realizzazione del vallo del Melezet ci è sempre stata presentata come collegata all’autorizzazione per la trasformazione da sicurezza a scorrimento del secondo tunnel del Frejus. La stessa procedura di V.I.A., ci venne detto, approva entrambe. Non si è mai capito perché… Quindi se il tunnel diventa anche di scorrimento allora può partire il vallo. Cosa c’entra? Nulla… infatti recentemente si è scoperto che le autorizzazioni delle due opere erano sempre state scollegate!
Ultimo colpo di scena, in seguito si arrivò a una riunione dove Sitaf ci disse che non c’erano più nemmeno i 190.000 metri cubi previsti originariamente e quindi che avrebbero potuto realizzare il vallo con quel poco che era già stato portato sul posto, circa 50/70 mila metri cubi. Un lavoro semplice e veloce da fare, ci dissero gli ingegneri Sitaf…

Garantisco che non sono cose sulle quali enfatizzo, ci sono precisi atti ufficiali in tal senso.

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L’intervista a Guido Grisa ha riguardato anche altri temi relativi ai cinque anni di amministrazione al Comune di Bardonecchia. Sono emersi risvolti importanti per comprendere meglio diverse vicende del paese dell’ultimo periodo. Cercheremo di fare il possibile per pubblicarli prossimamente

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